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ULTIME SM

CCSVI: Insufficienza cerebrospinale Venosa Cronica e Sclerosi Multipla

CCSVI e sclerosi multipla: la posizione dell'AISM
Intervista al Professor Gianluigi Mancardi, Presidente del Comitato Scientifico AISM e il commento del Professor Mario Alberto Battaglia, Presidente FISM.

In merito ai recenti interventi riguardanti le correlazioni tra CCSVI e la SM, abbiamo interpellato il Prof Gianluigi Mancardi, Direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Genova e Presidente del Comitato Scientifico AISM che ha gentilmente risposto alle seguenti domande:

Domanda: Quali ripercussioni pratiche potrebbe avere questa scoperta per le persone con SM?
Prof. Mancardi: “Gli studi fatti dal gruppo del prof. Zamboni sono degli studi interessanti in quanto evidenziano un aspetto della SM prima non conosciuto. E’ vero che da tantissimi anni si sa che l’infiammazione nella SM è prevalentemente perivenulare, ma che esistessero delle alterazioni del circolo venoso anche distribuite a livello extracranico è un’informazione che prima non avevamo. Chiaramente questo tipo di affermazione va innanzi tutto studiata e confermata in altri laboratori perché le anomalie e le variabilità individuali nel circolo venoso sono molto ampie e quindi è necessario innanzitutto che i risultati vengano valutati in tutto il mondo per poter evidenziare se effettivamente sono così comuni nella SM rispetto alla popolazione generale. Va detto che non è così chiaro il nesso fra queste alterazioni venose e la comparsa e il mantenimento della patologia, né è chiaro se questo possa essere la causa o invece magari sia l’effetto della patologia infiammatoria della SM. Comunque al di là di questo aspetto ci sembra che la cosa più importante in questo momento sia esaminare questo dato in altri laboratori e confermarlo. Questo aspetto è il punto fondamentale che sia la comunità scientifica che il mondo delle persone con SM vogliono conoscere.”

Domanda: Se una persona con SM volesse sottoporsi a tale trattamento cosa si potrebbe consigliare?
Prof. Mancardi: “Intanto il nostro punto di vista è quello di organizzare uno studio multicentrico per valutare la presenza di queste anomalie venose e questo non dovrebbe essere molto complicato, perché le tecniche impiegate sono quelle che i chirurghi vascolari utilizzano nell’ecodoppler e quindi dovrebbe essere possibile organizzare un ampio studio in poco tempo. La tecnica quindi di rilevazione di queste eventuali anomalie venose è relativamente poco invasiva e deve essere fatta da uno specialista di chirurgia vascolare.
Dal momento che mancano dei dati certi circa il rapporto causa-effetto tra queste alterazioni venose e la malattia, non ci sono gli estremi per sottoporsi a delle operazioni, a meno che non si faccia parte di uno studio pilota, approvato dal comitato etico. Fino a quando una terapia non è dimostrata efficace non può essere estesa alla popolazione e deve essere limitata solo alle persone che fanno parte di un trial. Questa è una regola generale di tutte le sperimentazioni cliniche. Al momento tale terapia non è applicabile a tutte le persone con SM.”

Domanda: Tutte le persone con SM potrebbero avvalersi dei risultati positivi comunicati da suddetta ricerca?
Prof. Mancardi: “Personalmente ritengo che con questo tipo di trattamento si debba procedere esattamente come con gli altri trattamenti già utilizzati, ad esempio il natalizumab o che stiamo seguendo, come la cladribina e il fingolimod.
Per prima cosa occorre verificare se effettivamente questa è un’anomalia frequente nella popolazione con SM rispetto ai controlli; secondo progettare degli studi pilota per dimostrare che il trattamento non è dannoso e terzo verificare tramite piccoli studi l’efficacia del trattamento.
Quando tutti questi dati sono stati raccolti si può organizzare un ampio studio di persone con SM trattate e non trattate e a questo punto si può verificare se il trattamento risulta efficace su larga scala e solo successivamente si può verificare a quali tipologie di pazienti può essere applicato Infatti, prima di dire se questa tecnica può essere applicata per le fasi tardive della malattia, bisogna dimostrare che funzioni in generale e suggerirei di sottoporre questo trattamento alla sperimentazione che seguono tutte le terapie per la SM.”

Domanda: Quanto sarebbe importante uno studio approfondito su questo tema?
Prof. Mancardi: “L’idea dello studio è molto originale e quindi è sicuramente interessante. Noi riteniamo ragionevole che si possa attivare una collaborazione di più centri sia per supportare i dati iniziali del prof Zamboni sia per effettuare un primo studio pilota per vedere l’efficacia della terapia.
L’AISM e la FISM sono da sempre molto attente e disponibili a supportare idee innovative e quindi sono anche attente a questa idea molto originale e sono ovviamente disposte a prendere in considerazione l’effettuazione di studi pilota per sviluppare tutte le ricerche necessarie ad approfondire questi aspetti.


Infine il Prof. Mario Alberto Battaglia, Presidente Nazionale della FISM, ha commentato quanto segue: “L’Associazione Italiana Sclerosi Multipla ha sempre guardato con interesse ed apertura a tutte le proposte di ricerca finanziando progetti pilota in campi innovativi anche quando non supportati da pregresse conoscenze scientifiche. In risposta agli ultimi bandi della Fondazione non sono stati richiesti finanziamenti per ricerche in questo ambito, la Fondazione è doverosamente disponibile a finanziare un progetto speciale che approfondisca questo tema e possa dire una parola definitiva che consenta alle persone con sclerosi multipla non solo di “sapere” ma anche di “avere certezze”. Soprattutto, di avere il giusto trattamento e per quanto riguarda l’Italia averlo da parte del servizio sanitario nazionale e non a proprie spese. Per fare questo abbiamo bisogno, come detto da molti ricercatori e neurologi clinici italiani e stranieri aperti ed attenti, di studi clinici multicentrici e multidisciplinari e di approfondite ricerche scientifiche che spieghino e confermino gli aspetti diagnostici, chiariscano cosa succede nelle lesioni, nel sistema immunitario che attacca il tessuto nervoso, nelle diverse forme di malattia e nell’intervento di allargamento dei vasi venosi. La nostra Fondazione vuole promuovere un percorso scientifico in questa direzione e per questo abbiamo già definito l’organizzazione di un seminario scientifico tra esperti, insieme al Prof. Zamboni e al Prof. Salvi”. (Fonte informazione: www.aism.it)
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CCSVI e Sclerosi Multipla - Cos'è la insufficienza cerebrospinale venosa cronica?

Quali conclusioni possiamo trarre dallo studio del Professor Zamboni sulla relazione tra CCSVI e SM? Intervento del prof. Marco Salvetti, dell'Università La Sapienza, Centro Neurologico e Terapie Sperimentali (CENTERS) di ROMA. Vi invito a vedere i 4 video qui di seguito nell'ordine.
M.R.Attorre.


LA CURA DELLA SCLEROSI MULTIPLA

Con una operazione
Il dottor Paolo Zamboni e la sua ricerca
Un medico italiano ha ottenuto straordinari risultati con un nuovo tipo di trattamento della Sclerosi Multipla, la terribile malattia che affligge più di 2 milioni e mezzo di persone nel mondo: in uno studio preliminare il Dottor Paolo Zamboni, direttore del Centro Malattie Vascolari dell'Università di Ferrara, ha effettuato su 65 pazienti affetti da sclerosi multipla remittente/recidivante una semplice operazione per 'sbloccare' il flusso sanguigno, e a due anni dall'operazione il 73% degli operati NON PRESENTA SINTOMI.
Lo studio del dottor Zamboni potrebbe cambiare totalmente la nostra percezione di questa malattia e fornire una cura completa a molti malati: la Sclerosi Multipla è stata per molto tempo considerata una sentenza di inevitabile degenerazione nervosa. Causa danni fisici e mentali che distruggono la qualità della vita di una persona.
Non c'è cura, solo trattamenti per mitigarne i sintomi: se i risultati ottenuti su questo piccolo numero di pazienti verranno confermati su scala più larga, ci sarà un nuovo orizzonte.
Il Dottor Zamboni ha una teoria: alcuni tipi di Sclerosi Multipla sono causati da una interruzione dei flussi circolatori che rimuovono l'eccesso di ferro dal cervello: con una semplice pulizia dei vasi sanguigni interessati si può eliminare la causa del disturbo.
Come talvolta accade, risultati eccezionali come questi vengono da missioni personali fatte di passione e sofferenza: la scintilla che ha acceso il Dottor Zamboni è stata la malattia di sua moglie, entrata nella terribile spirale di progressiva degenerazione: leggendo tutto ciò che poteva sull'argomento, il medico ferrarese ha trovato alcune fonti vecchissime che ipotizzavano l'eccesso di ferro come possibile causa della Sclerosi Multipla.
La notizia faceva il paio con alcune sue precedenti ricerche che mostravano come l'eccesso di ferro danneggiasse i vasi sanguigni delle gambe: era possibile dunque che il processo riguardasse anche i vasi del cervello?
Alcuni esami ecografici hanno fornito risultati incredibili: più del 90% dei pazienti affetti da Sclerosi ha una sorta di malformazione o di ostruzione nei vasi che drenano il sangue dal cervello. Anche sua moglie.
L'ipotesi: i livelli di ferro crescono nel sangue e danneggiano vasi cerebrali cruciali: con l'aumentare del danno, il malfunzionamento coinvolge il liquido cerebro-spinale, raggiungendo la guaina mielinica che contribuisce a formare le fibre nervose: ecco la Sclerosi Multipla.
Zamboni ha denominato il problema "Insufficienza cerebrospinale venosa cronica (CCSVI)"
La scoperta è in corso di valutazione da parte della comunità medica, tradizionalmente lenta nell'accettare idee rivoluzionarie (anche per fondate ragioni di sicurezza e per non illudere i pazienti): è chiaro che occorreranno ancora diversi test prima di accreditare questo approccio come una cura accettata per la Sclerosi Multipla, ma i primi risultati sono a dir poco strabilianti.
Una operazione chirurgica risolutiva al posto di un trattamento a vita dei sintomi è un cambiamento incredibile: auguriamo al Dottor Zamboni e ai vari team di ricerca tutta la fortuna possibile, e un premio Nobel (su facebook come spesso accade c'è già un gruppo a sostegno di questa cosa) se i risultati saranno confermati.

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6 APRILE 2009


PRESENTAZIONE A LONDRA DEL PRIMO STUDIO SULLA CCSVI:
UNA NUOVA MALATTIA VASCOLAREAPRE NUOVI SCENARI PER LA SCLEROSI MULTIPLA



Il 6 aprile 2009 si è tenuta una prima relazione del Prof. Paolo Zamboni in occasione del 31° Charing Cross International Symposium all'Imperial College di Londra, l'annuale incontro mondiale dei medici vascolari ed endovascolari, uno dei più significativi appuntamenti di presentazione dei dati della ricerca alla comunità scientifica mondiale, per dare riscontro di un'importante scoperta scientifica in ambito vascolare, aggiunge un significativo tassello allo studio della sclerosi multipla.

La presenza al convegno e la pubblicazione sul JNNP (la rivista neurologica del British Medical Journal) di aprile 2009 è il risultato di un percorso che ha visto impegnato il team di ricerca costituito dal gruppo vascolare guidato dal Professor Paolo Zamboni dell'Università di Ferrara e il gruppo neurologico delle neuroscienze dell'Ospedale Bellaria di Bologna guidato dal Dottor Fabrizio Salvi.
In questo percorso, che ha visto le prime pubblicazioni sulle riviste medico-scientifiche internazionali già dal 2006, è stato evidenziato un sempre più stretto rapporto fra un'anomala funzione delle vene cerebrali e la sindrome della sclerosi multipla (SM).

Insufficienza Venosa Cronica Cerebrospinale (CCSVI): la scoperta
(abstract articolo)
Questo quadro è caratterizzato da malformazioni di tipo ostruttivo che colpiscono le vene che trasportano il sangue dal cervello al cuore. La particolarità però è che queste ostruzioni si rinvengano in segmenti venosi che sono fuori dal cranio e specialmente a livello del collo, del torace e dell'addome. Questo spiega anche la ragione per cui questa malattia associata alla SM era finora sfuggita ai ricercatori, localizzandosi al di fuori del perimetro del sistema nervoso centrale.
Un aspetto molto importante è che questa condizione morbosa, è stata riconosciuta, nel 100% delle persone affette da SM, mentre non è stata trovata in alcun soggetto di controllo.
I soggetti di controllo esaminati sono stati raggruppati in tre gruppi, ovvero: soggetti sani della stessa età e sesso; soggetti con età maggiore rispetto all'età di insorgenza della SM; pazienti con altre malattie neurologiche; questa ultima tipologia è stata indagata perché le vene a cui ci si riferisce la CCSVI sono vene che drenano il cervello, ma in nessun paziente affetto da altre gravi malattie neurologiche, fra cui il Parkinson, l' Alzheimer, e la SLA, si è riscontrata la CCSVI. Il team guidato dal Prof. Paolo Zamboni ritiene che la CCSVI vada ad appesantire la gravità della SM perché il sistema venoso ha il compito di drenare le tossine dal territorio cerebrale. Se questo drenaggio avviene in un modo insufficiente è evidente che le tossine dell'infiammazione e della neuro degenerazione, che caratterizzano la SM, verranno drenate in un modo inferiore alla necessità e all'attesa. Ovvero possono rimanere più a lungo in contatto con le zone ammalate e venire a costituire un fattore aggravante.


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LA MIA BATTAGLIA CONTRO LA SCLEROSI MULTIPLA

CORRIERE CANADESE


Intervista del Corriere al professor Paolo Zamboni
«Un solista che canta fuori dal coro viene guardato male. È normale che nel dibattito scientifico, e non solo, quando si dice qualcosa di diverso, certe persone rimangano stimolate e incuriosite e altre abbiano un atteggiamento di rifiuto. Peggio ancora quando il rifiuto è preconcetto, cioè senza approfondimento. Ma questo fa parte della natura umana». Non sembra sorpreso Paolo Zamboni, medico e docente del Dipartimento di Scienze chirurgiche, anestesiologiche e radiologiche all’Università di Ferrara, delle polemiche scoppiate intorno alla sua recente scoperta sulla sclerosi multipla.Una ricerca tutta “made in Italy” che potrebbe fornire un nuovo contributo alla conoscenza delle cause e alla cura della malattia. C’è chi ha storto il naso. C’è invece chi, paziente o familiare, ha tirato un sospiro di sollievo e ora vive nella speranza che la malattia possa essere curata con una semplice operazione chirurgica. E anche la Multiple Sclerosis Society of Canada, che si era mostrata da subito piuttosto scettica, ha dovuto fare un passo indietro chiedendo agli studiosi di continuare le ricerche e promettendo più fondi per la ricerca. «La nostra posizione non è cambiata - precisa però Yves Savoie, presidente della MS Society - ma vista la clamorosa risposta del pubblico, sollecitiamo il gruppo di ricercatori a continuare le ricerche per provare questa nuova teoria».Gli scienziati dell’Università di Buffalo, rimasti affascinati da Zamboni - affiancato nelle sue ricerche dal 2007 da Fabrizio Salvi, medico dell’Unità di Neurologia dell’Ospedale Bellaria di Bologna - stanno ora valutando se lo sviluppo della sclerosi multipla sia associato al restringimento e alla chiusura del diametro delle vene primarie esterne al cranio. Una condizione chiamata “insufficienza venosa cronica cerebrospinale” (Ccsvi), scoperta proprio dal professore di Ferrara. Il restringimento, che limita il normale deflusso del sangue al cervello, potrebbe provocare un danno al tessuto cerebrale e, quindi, la degenerazione dei neuroni. Lo studio ha mostrato come queste anomalie che incidono sul flusso del sangue si presentino più frequentemente in pazienti affetti da sclerosi multipla. La Ccsvi aumenterebbe di 43 volte il rischio di sviluppare la malattia. Per confermare la sovrapposizione tra Ccsvi e sclerosi multipla il Jacobs Neurological Institute di Buffalo ha deciso di condurre uno studio su 1.100 pazienti affetti da sclerosi multipla e 600 volontari. Stando ai dati raccolti da Zamboni, se ulteriori studi dovessero dimostrare questo legame, in una buona parte dei pazienti si potrebbero avere notevoli benefici da un piccolo intervento chirurgico eseguibile in day hospital. Il trattamento curativo della Ccsvi potrebbe quindi migliorare lo stato dei pazienti affetti da sclerosi multipla. I risultati dello studio saranno pubblicati all’inizio del 2010 sul Journal of Vascular Surgery. Se i risultati dei test saranno confermati, le cure per la sclerosi multipla potrebbero cambiare radicalmente. Kevin Lipp, un malato di sclerosi multipla, ha raccontato la sua storia alla Bbc: ha visto sparire i sintomi della patologia dopo essere stato curato da Zamboni. «Sono passati solo 10 mesi, se non accade nulla nei prossimi due o tre anni sapremo che sta funzionando», ha spiegato Lipp. Secondo il medico italiano fino ad ora si cercava la causa nel sistema immunitario mentre probabilmente potrebbe dipendere da problemi vascolari. Zamboni, come è arrivato a questa sorprendente scoperta?«La sclerosi multipla è una malattia di tipo autoimmunitario e neurodegenerativo, la più comune causa di disabilità nelle persone giovani. Causa di cui però non si conoscono le origini. La scienza è stata in grado nel tempo di identificare diversi fattori causativi. Pensiamo quindi che si tratti di una malattia multifattoriale. Quello che abbiamo scoperto è un ulteriore fattore. Nella sclerosi multipla la stragrande maggioranza dei pazienti ha delle vene che non funzionano bene e che probabilmente non sono mai state viste perché non si trovano all’interno del cranio, ma all’esterno, nel collo e nel torace. Paradossalmente molto più vicine al cuore che non al cervello. Ci siamo incuriositi e preoccupati al tempo stesso perché non era mai stato visto che le vene cerebrali potessero essere chiuse. Abbiamo così cercato di capire se questo poteva succedere nelle persone normali o in altre affette da malattie neurodegenerative. E abbiamo scoperto che questo difetto è peculiare della sclerosi multipla».Queste vene possono essere riaperte? «Se queste vene sono strette, e questo appunto potrebbe essere uno dei fattori causativi della sclerosi multipla, si può provare a riaprirle in un modo molto semplice e non rischioso per il paziente. Abbiamo inventato una “procedura di liberazione”, in sostanza un’angioplastica con il classico uso di “palloncini”, ma che si svolge nel territorio delle vene anziché in quello delle arterie come normalmente avviene. Un sistema che ci ha permesso di studiare il rapporto causa-effetto e di vedere se la correzione di questo elemento poteva aiutare anche il decorso della malattia. Abbiamo anche aspettato un po’ di anni per essere sicuri che ciò che abbiamo visto fosse durevole nel tempo».Quando ha iniziato le sue ricerche?«L’11 dicembre 2006. Dal 2007 sono partito con uno studio approvato dal Comitato etico. Ho esaminato la chiusura delle vene utilizzando macchine non invasive simili a quelle dell’eco-doppler, che ho modificato leggermente per renderle più inclini e funzionali al problema, e il cosiddetto “indice di resistenza” che in idraulica indica qualcosa di chiuso al di là di un determinato punto. Ero certo che ci sarebbe stato e lo trovai. Da quel momento mi sono reso conto di un quadro molto complesso e con numerose varianti. Negli anni sono riuscito a definirlo, a sistematizzarlo e a descriverlo».Elena. Sua moglie. Vertigini, problemi alla vista, senso di affaticamento. E la diagnosi una decina di anni fa: sclerosi multipla. Un fattore che immagino l’abbia spinta ancora di più a un’intensa ricerca personale.«Certo. Indubbiamente è stata la spinta iniziale. L’interesse era motivato dalla mia stessa famiglia, dai miei affetti. Mi ha dato l’impulso a lavorare molto sodo».Parliamo degli esami effettuati sui pazienti.«Abbiamo analizzato un gruppo di 120 persone, tutte della zona di Bologna. Un numero non consistente, ma abbastanza rilevante per trarre conclusioni. Ma soprattutto un numero che ha permesso a sua volta di sviluppare dati molto preziosi per progettare ulteriori studi che possono arrivare a definire se questo tipo di procedura è veramente importante e deve essere fatta a tutti i pazienti con la sclerosi multipla o solo a determinate categorie. La sclerosi multipla ha durata, cronicità e decorsi diversi, per cui può anche darsi che non serva a tutti nello stesso modo. Nei prossimi anni dovremo studiare e capire se questo metodo dovrà essere associato a farmaci. C’è ancora molto lavoro da fare. Quello che possiamo affermare con certezza è che c’è un fattore sconosciuto circolatorio che si presenta in modo preoccupante e molto frequente, che è possibile eliminare e che dà vantaggi da definire ulteriormente».Com’è nata la collaborazione con il Neuroimaging Analysis Center di Buffalo?«Questo non l’ho mai raccontato... Pratico interventi chirurgici innovativi anche su vene di altre parti del corpo e tengo letture sull’argomento. Una biologa molecolare giunta da Buffalo venne a fare questi interventi e vide nella stanza a fianco dei ragazzi che invece avevano fatto interventi per la sclerosi multipla. Impazzì dalla curiosità in quanto non era un ricercatore clinico, ma un biologo che studia la sclerosi multipla. Parlò con qualcuno di queste persone operate. All’epoca lo studio su questa malattia era ancora sotto embargo, non aveva ancora una certa diffusione. Fu molto gentile e mi invitò a Buffalo a fare una lettura sulle anomalie che avevo riscontrato nel sistema circolatorio cerebrale. I ricercatori ebbero un altro tipo di reazione, subito positiva. E vollero subito cercare di capire se questi fattori potevano esistere anche in quelle latitudini e su persone con un background genetico diverso. Ho quindi dato loro la metodologia di indagine in modo che poi, indipendentemente, potessero testare un grande numero di pazienti. Cosa che stanno facendo. E questo è stato un atteggiamento meraviglioso. Abbiamo poi lavorato insieme. Ho operato anche persone americane e le abbiamo valutate in cieco. Chi fa le risonanze magnetiche negli Stati Uniti, infatti, non sa esattamente se chi valuta ha fatto o no l’intervento con me. Questi sono dati ulteriori che saranno pubblicati nel 2010. Collaboro poi con i centri di Detroit, Harvard e Stanford».Quali differenze ha trovato nei metodi di ricerca in queste città rispetto a quelle italiane?«Gli scienziati, canadesi o americani, provano a valutare tutte le possibili sfaccettature di ciò che ho scoperto. Poi però ce ne sono altri che non provano neanche a discutere o a confrontarsi. Fanno opposizione per partito preso. Cosa che avviene soprattutto in Italia. La fatica più grande l’ho fatta proprio nell’ospedale in cui lavoro. In un ospedale vicino, una struttura molto più grande, invece c’erano neurologi molto sensibili e ben predisposti con i quali si è creata un’ottima collaborazione. È un modo per affrontare le cose positivamente».Quindici anni fa non esistevano terapie per la sclerosi multipla. Cos’è cambiato da allora?«Prima parlavo della multifattorialità di questa malattia. Una faccia molto costante e ben studiata è quella del meccanismo immunitario. Per cui tutti i farmaci sviluppati in questi quindici anni sono indirizzati a trattare questo particolare aspetto. Ma i dati che sto vedendo e quelli di chi sta riproducendo i miei esperimenti dicono che c’è un altro fattore. Trattare l’immunità e il sistema vascolare, quindi, non sono in contrasto. Avere identificato un altro fattore, e ora mi metto dalla parte del paziente, è molto importante e se questo fattore può essere risolto è giusto che si facciano subito degli studi. Se trattassi solo il sistema immunitario e non un grave difetto circolatorio come questo, la terapia sarebbe zoppicante, monca». Come si manifesta la sclerosi multipla?«Il tipo principale di sclerosi è chiamato “RR”, relapsing-remitting (recidivante remittente), cioè che va e viene. Senza nessun preavviso, si verifica un attacco nel quale si perdono una o più funzioni nervose. Perdita della vista, dell’equilibrio, della sensibilità muscolare. Attacchi che, in genere, rientrano in una ventina di giorni e si riesce a recuperare quasi totalmente. In un momento non prevedibile l’attacco ritorna. Il recupero non è mai completo, e segue un declino sempre più forte. E la forma diventa “progressiva”. Un altro tipo di sclerosi, meno frequente, visto che è presente solo nel 10 per cento dei casi, è quello che implica un continuo e incessante peggioramento che porta alla disabilità. Dopo 10, 15 anni di malattia tutti i pazienti hanno disabilità spiccate che le terapie non riescono a evitare, rallentano solo il processo».Qualche dato.«In Canada le persone che soffrono di sclerosi multipla sono 75mila. In Italia, 55mila. Nelle Isole Faroe (vicino alla Danimarca, ndr) e in Sardegna, per esempio, le frequenze sono doppie. Nel mondo sono tre milioni».Quali sono le fasce d’età più colpite?«Tra i 25 e i 30 anni. Alcuni vengono colpiti intorno ai quarant’anni. Poi ci sono casi pediatrici. Proprio il Centro di Buffalo cura pazienti colpiti durante la pubertà».Più uomini o donne?«Un po’ di più le donne. Poi ci sono alcuni fattori negativi, per esempio il fumo e la carenza di vitamina D considerata con molta attenzione in Canada perché ci sono acque povere di questo tipo di vitamina. In Italia non è mai stato identificato nessun fattore così ripetutamente presente come quello delle vene chiuse. Ora si dovrà accertare se percentuali superiori al 90 per cento dei pazienti sono presenti anche in Canada o negli Stati Uniti. Per esempio in Polonia hanno trovato che il 92 per cento dei polacchi ha la Ccsvi, un dato molto forte».La MS Society of Canada ha fatto sapere che non trascurerà questa nuova scoperta e che prometterà fondi.«Finora ho sempre sponsorizzato da solo i miei studi. Sarebbe importante collaborare e portare avanti queste ricerche insieme, per costituire una task force di centri internazionali e utilizzare un programma comune per ottimizzare le risorse anziché disperdere soldi in tanti luoghi e ricerche diverse. Con meno soldi si potrebbe fare di più».
Data pubblicazione: 2009-12-02
Indirizzo pagina originale: http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=94433


RAPPORTO TRA CCSVI E SCLEROSI MULTIPLA

Bologna, martedì 8 settembre 2009


FONDAZIONE HILARESCERE -
Venous Function And Multiple Sclerosis - Convegno
internazionale - International Coterie


Quattro i punti fondamentali in merito al rapporto esistente tra la CCSVI e la SCLEROSI MULTIPLA illustrati dagli scienziati in occasione del convegno bolognese. Tutte le ricerche che hanno risposto a questi 4 quesiti fondamentali sono state coordinate dal Prof. Paolo Zamboni che ha scoperto la CCSVI e la sua associazione con la Sclerosi Multipla; oppure in taluni casi, le ricerche si sono svolte in collaborazione fra il Prof. Zamboni ed importanti Università estere.
1) Qual è l'origine delle stenosi delle vene cerebrali extracraniche che caratterizzano la CCSVI?
2) Esistono dei sistemi diagnostici avanzati in grado di evidenziare quali modificazioni produce la CCSVI nel sistema nervoso centrale?
3) La CCSVI è trattabile e come?
4) La terapia della CCSVI può migliorare le condizioni cliniche della SM influenzandone la prognosi?

Venous Function And Multiple Sclerosis è un cenaculum studiorum internazionale che l'8 settembre a Bologna ha riunito scienziati a livello mondiale per un momento di incontro fra la scienza Neurologica, che ha sviluppato le conoscenze scientifiche sulla SM, e un gruppo di ricercatori di base vascolari e neurologici che hanno approfondito le tematiche dopo la scoperta della CCSVI. Tutte le ricerche sono state coordinate dal Professor Paolo Zamboni, che ha scoperto la CCSVI e la sua associazione con la sclerosi multipla.
Questo primo studio ha impegnato un team di ricerca italiano costituito dal gruppo vascolare guidato dal Professor Paolo Zamboni dell'Università di Ferrara e il gruppo neurologico delle neuroscienze dell'Ospedale Bellaria di Bologna guidato dal Dottor Fabrizio Salvi.
La Fondazione Hilarescere nasce come strumento per valorizzare, fornendo mezzi e collegamenti per una ricerca adeguata, intuizioni medico-scientifiche rivolte a capire compiutamente, e curare, malattie ancora in parte sconosciute.
La Fondazione HILARESCERE, di cui il Professor Fabio Roversi-Monaco è presidente, è nata su iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.

LA RISPOSTA PIU' IMPORTANTE:
la terapia endovascolare ha mostrato una riduzione del numero di ricadute di malattia, una netta riduzione del numero di lesioni attive cerebrali e spinali associato a un marcato miglioramento della qualità della vita
Il prof Paolo Zamboni ha diretto uno studio valutando in collaborazione con il dottor Fabrizio Salvi che nei pazienti con forma clinica di SM Relapsing-Remitting, che è la forma più comune, c'è un crollo delle lesioni attive che persiste 18 mesi dopo l'intervento. La percentuale di lesioni attive crolla dal 50% al 12%, dimostrando come l'aggiunta del trattamento della CCSVI riduca l'aggressività della malattia. Questo dato viene ulteriormente rafforzato dal numero di pazienti che non hanno manifestato più recidive dopo l'intervento endovascolare. Nei 2 anni che precedevano l'intervento attacchi acuti di sclerosi multipla si erano registrati nel 50% dei pazienti reclutati, mentre nei 2 anni successivi all'intervento il 73% dei pazienti operati non ha più manifestato alcun attacco, cambiando di fatto l'andamento clinico della malattia. In tutti questi pazienti anche le attività cognitive e motorie misurate con un indice denominato MSFC sono significativamente stabilmente migliorate, mentre altrettanto non può dirsi che sia accaduto nei pazienti con forme progressive. In questi ultimi tuttavia si è avuto un arresto della progressione ed un miglioramento della qualità della vita.
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Il meeting ha affrontato, fornito dati e risposte a 4 quesiti fondamentali:
1) Qual è l'origine delle stenosi delle vene che caratterizzano la CCSVI?
A questa domanda hanno risposto 3 scienziati con dati provenienti da angolature differenti: Il Professor Byung B. Lee, Georgetown University School of Medicine di Washington DC, ha dimostrato che le malformazioni scoperte nella CCSVI sono malformazioni congenite di tipo trunculare, e pertanto sicuramente precedono lo sviluppo della Sclerosi Multipla. Non possono pertanto essere considerate una conseguenza della Sclerosi Multipla. Il Prof. Lee ha presentato in quali fasi dello sviluppo della rete venosa si possono manifestare le malformazioni osservate nella CCSVI. Byung B. Lee è chairman della Consensus Mondiale composta da esperti vascolari di 47 paesi che a Montecarlo ha appena approvato un documento di aggiornamento scientifico sulle malformazioni del sistema venoso. (1)
Il Professor Giulio Gabbiani, Centre Médical Universitaire di Ginevra, ha dimostrato che non esistono fenomeni auto-immunitari nelle vene malate venendo anch'egli ad escludere che le malformazioni delle CCSVI siano conseguenti alla Sclerosi Multipla. Il Professore ha presentato i risultati di uno studio che confronta a livello istologico le pareti delle vene affette da CCSVI-MS con quelle dei soggetti normali. Le vene CCSVI a livello molecolare sono poi strutturalmente diverse rispetto a quelle dei soggetti di controllo, di fatto confermando l'orientamento della Consensus di Montecarlo. il Prof. Gabbiani è uno dei più grossi esperti mondiali della morfologia microscopica della parete dei vasi.(2)

Il terzo intervento ha riguardato la domanda se geneticamente queste malformazioni hanno dei punti di contatto con quanto finora è emerso dallo studio genetico della SM. Di questo, ne ha discusso la Prof.ssa Alessandra Ferlini, Direttrice dell'Istituto di genetica dell'Università di Ferrara presentando i promettenti risultati di uno studio pilota. (3)

2) Esistono dei sistemi diagnostici avanzati in grado di evidenziare quali modificazioni produce la CCSVI nel sistema nervoso centrale?
Questa la seconda domanda a cui ha dato risposta il meeting. Il Professor Mark Haacke, direttore MRI Istitute for Biomedical Research a Detroit (4,5,6) e la Professoressa Bianca Weinstock-Guttman Neurologa del Jacobs Neurological Institute (7) hanno mostrato nuovi parametri di risonanza magnetica (RMN), correlati alla CCSVI, e che in futuro possono rivoluzionare la diagnostica tradizionale della SM. Fra questi nuovi parametri vi è la quantificazione dei depositi di ferro, del volume delle vene intracraniche, del flusso liquorale.

3) La terza domanda a cui si è fornita una risposta: La CCSVI è trattabile e come? Innovative tecniche mini-invasive di riparazione endovascolare sono state illustrate con i risultati osservati dal Dott. Roberto Galeotti (8), responsabile del modulo di Radiologia Interventista dell' Azienda Ospedaliero- Universitaria di Ferrara che è stato il primo al mondo ad eseguire questo tipo di intervento, e dal Dott. Michael Dake, direttore del Dipartimento Cardiovascolare Stanford University School of Medicine (California), che è stato il primo a trattare la CCSVI al di fuori dell'Italia.
Il dato più importante è la safety. Con un follow-up a 2 anni non si sono verificate complicanze maggiori, tutti gli interventi sono stati eseguiti in regime di day hospital. Il trattamento statisticamente riduce la pressione nelle vene cerebrali in misura altamente significativa, dimostrando così il suo enorme potenziale anti-infiammatorio. (8)
Il rischio di restenosi è 16 volte più alto nelle vene giugulari rispetto alla vena azygos, indicando la necessità di strumenti più sofisticati ed efficienti nelle prime. La ricerca renderà questi ultimi disponibili nel corso del 2010.

4) Il quarto e fondamentale punto è stato se la terapia della CCSVI possa migliorare le condizioni cliniche della SM influenzandone la prognosi.
Il Dott. Fabrizio Salvi dell'Ospedale Bellaria di Bologna è stato il primo Neurologo che ha studiato le correlazioni cliniche del trattamento della CCSVI nei pazienti con SM affiancando il Prof Paolo Zamboni. I pazienti arruolati in questo studio sono stati 120 di tutte le classi cliniche, ma verranno riferiti i risultati solo dei 65 che hanno superato i 18 mesi dall'intervento per descrivere l'esito con la maggiore sicurezza possibile. In generale i pazienti trattati con la terapia endovascolare hanno mostrato una riduzione del numero di ricadute di malattia, una netta riduzione del numero di lesioni attive cerebrali e spinali associato a un marcato miglioramento della loro qualità della vita. I dati della ricerca in dettaglio verranno pubblicati a breve sul Journal of Vascular Surgery (8).

Infine il Dott. Robert Zivadinov, Jacobs Neurogical Institute di Buffalo, ha fornito i risultati di uno studio pilota rivoluzionario eseguito nel corso dello scorso anno in cui pazienti americani e italiani sono stati valutati in modo cieco negli USA attraverso RMN di tipo avanzato e poi sottoposti ad intervento vascolare in Italia e seguiti per l'anno successivo (9). Questo studio è stato definito dai pazienti, che volontariamente si sono offerti di partecipare, studio delle 50.000 miglia per la cura, per i numerosi viaggi transoceanici che ha comportato. Lo studio è stato supportato dalla Fondazione Hilarescere.
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Referenze
(1) World Consensus Conference on Venous Malformations, Montecarlo September 4th 2009. Il documento è stato approvato dagli esperti di 47 paesi e verrà pubblicato su tutte le più importanti riviste scientifiche vascolari.
(2) G. Gabbiani, M. Coen, F. Mascoli, P. Zamboni. Lavoro in fase di preparazione
(3) A. Ferlini, M. Bovolenta, M. Neri, F. Gualandi, A.Yuryev, F. Salvi, A. Liboni and P. Zamboni. Lavoro in fase di preparazione.
(4) Haacke EM, Makki M, Ge Y, Maheshwari M, Sehgal V, Hu J, Selvan M, Wu Z, Latif Z, Xuan Y, Khan O, Garbern J, Grossman RI. Characterizing iron deposition in multiple sclerosis lesions using susceptibility weighted imaging. J Magn Reson Imaging. 2009;29:537-44.
(5) A. V. Singh and P. Zamboni Anomalous venous blood flow and iron deposition in multiple sclerosis. J Cereb Blood Flow Metab. 2009 Sep 2. [Epub ahead of print]
(6) P. Zamboni, E. Menegatti, B. Weinstock-Guttman, C. Schirda, J. L. Cox, A. M. Malagoni, D. Hojnacki, C. Kennedy, E. Carl, M. G. Dwyer, N. Bergsland, R. Galeotti, Sara Hussein, I. Bartolomei, F. Salvi, R. Zivadinov. The severity of altered venous haemodynamics is related to CSF dynamics in chronic cerebrospinal venous insufficiency Submitted To Current Neurovascular Research.
(7) P. Zamboni, E. Menegatti, B. Weinstock-Guttman, C. Schirda, J. L. Cox, A. M Malagoni, D. Hojnacki, C. Kennedy, M. G. Dwyer, N. Bergsland, R. Galeotti, I. Bartolomei, F. Salvi, M. Ramanathan, R. Zivadinov. Csf flow and brain volume in multiple sclerosis are associated with altered cerebral venous doppler haemodynamics. Lavoro presentato al Congresso Europeo della Sclerosi Multipla ECTRIMS di Dusseldorf, 9-12 Settembre 2009
(8) P. Zamboni, R. Galeotti; E. Menegatti; A. M. Malagoni, S. Gianesini, I. Bartolomei, F. Mascoli, F. Salvi Endovascular treatment of chronic cerebrospinal venous insufficency. A prospective opern-label study. Journal of Vascular Surgery, 2009, in press.
(9) P. Zamboni, R. Galeotti, B. Weinstock-Guttman, G. Cutter, E. Menegatti, A. M. Malagoni, D. Hojnacki, J. L. Cox, C. Kennedy, I. Bartolomei, F. Salvi, R. Zivadinov Endovascular Treatment for Chronic Cerebrospinal Venous Insufficiency in Multiple Sclerosis . A longitudinal pilot study. Lavoro presentato al Congresso Europeo della Sclerosi Multipla ECTRIMS di Dusseldorf, 9-12 Settembre 2009



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